Fare con-tatto: gruppo di condivisione e supporto psicologico per professionisti della relazione d’aiuto

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La gestione della relazione con il paziente, soprattutto in  contesti ad alto impatto emotivo, porta spesso con sé ansia, stress, burn-out, delusione, malessere in senso ampio e soprattutto distacco dal paziente e perdita di entusiasmo verso la propria attività professionale.

Nella relazione d’aiuto, sia in ambito sanitario che educativo, ogni operatore è un fondamentale strumento di cura ed evoluzione per l’utente.
Così come, quando ci dedichiamo ad una qualsiasi attività, ci preoccupiamo che gli strumenti del mestiere siano sempre efficaci e in buone condizioni, a maggior ragione in questi contesti, prendersi cura di sé e delle proprie risonanze emotive diviene fondamentale per garantire una buona efficacia professionale mantenendo, al tempo stesso, il proprio benessere personale.

Il nostro compito è simile a quello del suonatore d’arpa. Al suonatore d’arpa viene un callo sulla punta delle dita, in questo modo non si ferisce quando suona e tira le corde; però se è un buon suonatore, nonostante i calli conserva un’ottima sensibilità. I calli non gli impediscono di essere un buon suonatore, sono proprio essi che lo rendono tale“.
K.C. Sorensen

In quest’ottica il gruppo di condivisione e supporto psicologico è uno spazio di  confronto, condivisione e supporto nella gestione delle difficoltà comunicative e emotive legate all’attività di assistenza e alla relazione d’aiuto.

A chi è rivolto:
Medici, infermieri, psicologi, personale OSS e OSA, AEC, altri operatori della relazione d’aiuto.

Quali sono gli obiettivi:
– Sviluppare una maggiore consapevolezza di sé e delle proprie emozioni
– Sviluppare un maggior senso di efficacia nello svolgimento del proprio lavoro
– Favorire la condivisione e il supporto emotivo tra professionisti
– Imparare a gestire lo stress lavorativo
– Riconoscere le risorse personali e professionali sviluppate nel corso della propria vita professionale e svilupparne di nuove
– Acquisire strumenti per bilanciare la vita professionale e la vita lavorativa

Quando e Dove:
Sono in programma due diversi gruppi a cadenza quindicinale a partire dal mese di ottobre:
– Due lunedì al mese dalle 18 alle 20 in via Tuscolana 4, Roma – Zona re di Roma
– Due martedì al mese dalle 18 alle 20 presso Associazione Culturale La Via del Cuore, Via Arturo Toscanini 45, Roma – zona Ostia Infernetto

Costi:
La quota di partecipazione è di 70 euro mensili.

I gruppi partiranno solo al raggiungimento del numero minimo di partecipanti previsto.
Il gruppo non ha durata predefinita ed è aperto all’ingresso di nuovi partecipanti anche in un secondo momento.
All’atto dell’iscrizione e al fine di valutare la possibilità di inserimento nel gruppo è richiesta la disponibilità per un incontro conoscitivo gratuito.

Per informazioni e prenotazioni:
cell. 3392111725 – e.mail  tiziana.carucci@gmail.com

Per approfondire clikka qui.

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Quando l’amore diventa tossico: gruppo di psicoterapia per uscire dalla dipendenza affettiva

Cuore

La dipendenza affettiva fa parte della nostra esistenza: la esprimiamo in momenti particolari della vita, quando ad esempio viviamo una difficoltà e abbiamo bisogno di aiuto e supporto, oppure quando siamo innamorati.

Quando l’emergenza è passata, però, torniamo ai nostri equilibri, riprendiamo contatto con la nostra autonomia e continuiamo a prenderci cura della nostra vita.

A volte accade che questo meccanismo si inceppi e che persone, fino a quel momento autonome ed efficaci in tutti gli ambiti della quotidianità, si trovino ad esprimere questo bisogno in maniera costante, statica e ripetitiva. Questo genera una situazione di grave difficoltà sia nella gestione della vita di coppia che relativamente alla possibilità di interrompere una relazione quando questa non è più fonte di piacere e benessere o di accettarne la fine quando è il partner ad allontanarsi.

La persona con una dipendenza affettiva vive in uno stato di continua ansia legata al timore di perdere la persona amata e di essere abbandonata. Per questo mette in atto continui tentativi di controllo nella speranza di ridurre il rischio della perdita, i quali, però, nella maggior parte dei casi, aumentano le difficoltà relazionali e accrescono il rischio di una rottura.

Nel momento in cui una relazione finisce chi soffre di dipendenza sperimenta un grande senso di vuoto, le sue energie e i suoi sforzi restano legati al tentativo di recuperare il rapporto oppure, quando ciò non è possibile, sono impegnati in un continuo rimuginare sulla storia appena terminata e l’attenzione è tutta rivolta ad osservare la vita dell’altro (anche attraverso i social media) nell’illusoria speranza di poter ancora esercitare un controllo.

Nel frattempo la propria vita personale rimane sospesa. si fa fatica ad investire energie nella propria quotidianità o in progetti nuovi, ci si avvicina alle nuove relazioni con atteggiamenti timorosi e ambivalenti, si perde la fiducia nelle proprie capacità di gestire in maniera efficace la propria esistenza.

“La peggior disgrazia del cuore non è sanguinare ma essere paralizzato”
Paul Bourget

In un contesto di questo tipo il gruppo di psicoterapia rivolto a chi vive una dipendenza affettiva si propone come uno spazio in cui mettere in comune con altre persone che vivono la stessa difficoltà le proprie esperienze di vita legate alla dipendenza, allo scopo di condividerne gli aspetti emotivi, riconoscere i meccanismi automatici che la sostengono e sviluppare una maggior consapevolezza e senso di autostima e autonomia che permettano di riappropriarsi della propria vita e di vivere le relazioni affettive in maniera più equilibrata e soddisfacente.

A chi è rivolto:
Persone che sperimentano un senso di eccessiva dipendenza nelle relazioni, che temono continuamente di essere abbandonate, che non riescono a terminare una relazione affettiva, anche quando questa determina una peggioramento della loro qualità di vita.

Quali sono gli obiettivi:
– Imparare a riconoscere i meccanismi emotivi e psicologici che conducono alla dipendenza
– Ri-narrare la propria storia di dipendenza inserendola nella propria esperienza di vita
– Condividere le emozioni connesse al proprio vissuto di dipendenza
– Condividere e apprendere strumenti per una migliore gestione dell’ansia e della paura di essere abbandonati
– Aumentare il proprio senso di autostima e il proprio senso di autoefficacia.

Quando e Dove:
Sono in programma due diversi gruppi a cadenza quindicinale a partire dal mese di ottobre:
– Due lunedì al mese dalle 18 alle 20 in via Tuscolana 4. Roma – Zona re di Roma
– Due martedì al mese dalle 18 alle 20 presso Associazione Culturale La Via del Cuore, Via Arturo Toscanini 45, Roma – zona Ostia Infernetto

Costi:
La quota di partecipazione è di 70 euro mensili.

I gruppi partiranno solo al raggiungimento del numero minimo di partecipanti previsto.
Il gruppo non ha durata predefinita ed è aperto all’ingresso di nuovi partecipanti anche in un secondo momento.
All’atto dell’iscrizione e al fine di valutare la possibilità di inserimento nel gruppo è richiesta la disponibilità per un incontro conoscitivo gratuito.

Per informazioni e prenotazioni:
cell. 3392111725 – e.mail tiziana.carucci@gmail.com

Affila la lama

Taglialegna

La storia del taglialegna ci ricorda che siamo lo strumento privilegiato della nostra crescita personale e del nostro benessere. Ci invita a prenderci cura di noi stessi e a sviluppare e affinare sempre più le nostre specialità e le nostre risorse. Nel suo libro “Le 7 Abitudini” Stephen Covey definisce “Affila la lama” l’ultima delle Abitudini che rendono una “persona” una “persona di successo”.

Affilare la lama è l’Abitudine per rigenerare se stesso. Quando le persone sono impegnate, raramente prendono tempo per rigenerare il corpo, la mente, il cuore, l’anima.

La Storia del Taglialegna da Lascia che ti racconti di Jorge Bucay

 C’era una volta un robusto taglialegna in cerca di lavoro. Dopo aver girato alcune città trovò finalmente un impiego presso un importante commerciante di legno.

Il Taglialegna fu assunto con un ottima paga e le eccellenti condizioni di lavoro lo portarono ad affrontare questo cambiamento con grande motivazione.

Il primo giorno di lavoro il capo diede al nuovo taglialegna un’ascia e gli mostrò l’area del bosco dove avrebbe dovuto lavorare. Il taglialegna ringraziò ancora una volta il commerciante per il lavoro e senza perdere tempo s’incamminò nel bosco.

A sera il taglialegna aveva abbattuto addirittura 18 alberi, un vero e proprio record. Il capo si congratulò sinceramente con lui e questa riconoscenza motivò ancor di più il taglialegna a fare del suo meglio l’indomani.

Il secondo giorno il taglialegna lavorò con grande motivazione, impiegando tutte le sue energie per superare il numero di alberi abbattuti il giorno prima. Purtroppo qualcosa non andò come previsto. Al tramonto gli alberi abbattuti erano solamente 15.

Fortunatamente il taglialegna non era per niente demoralizzato. “Solo un intoppo” pensò.

Il terzo giorno si alzò un’ora prima in modo da avere a disposizione più tempo per abbattere quanti più alberi possibili. Nonostante la voglia, la motivazione e le energie spese, il numero di alberi calò a 10.

Per quanta energia e grinta mettesse nel suo lavoro, giorno dopo giorno, il numero di alberi abbattuti continuò a calare inesorabilmente.

Mortificato, il taglialegna sì presentò dal capo scusandosi per lo scarso rendimento a cui non riusciva a darsi spiegazione.

Al che l’esperto commerciante di legno pose al taglialegna una semplice domanda: “Quando è stata l’ultima volta che hai affilato la tua ascia?”.

Un poco imbarazzato il taglialegna rispose: “Signore, non ho avuto tempo per affilare la mia ascia, ero troppo impegnato a tagliare gli alberi”.

Le nuove dipendenze

nuove dipendenzeCon il termine “dipendenze comportamentali” vengono indicate una serie di nuove dipendenze identificate e riconosciute come tali solo da pochi anni. “Nuove” perché, a differenza di ciò che accadeva in passato, non sono legate all’utilizzo di sostanze chimiche (come droga o alcool) ma a comportamenti connessi all’abuso di attività in genere considerate lecite e socialmente accettate, come ad esempio l’utilizzo di internet, il lavoro, lo shopping, lo sport, le relazioni o il sesso.

Tali comportamenti possono divenire oggetto di dipendenza al punto tale da compromettere in maniera significativa il funzionamento della persona sul piano emotivo, relazionale, cognitivo ed economico, creando così un disagio esistenziale importante.

La difficoltà di riconoscere queste dipendenze e di cogliere il limite oltre il quale la persona perde il controllo del proprio comportamento ha fatto in modo che esse siano ancora poco studiate, tant’è vero che l’unica ad essere inserita all’interno del DSM-5 (ultima revisione del Manuale Statistico dei Disturbi Mentali) è la dipendenza da gioco d’azzardo. Lo stesso manuale, inoltre, sottolinea la difficoltà nello stabilire criteri diagnostici per le altre forme di dipendenza come quella da sesso, da esercizio fisico o da acquisti compulsivi a causa dei pochi studi presenti in letteratura.

In comune con le dipendenze connesse all’abuso di sostanze chimiche, le dipendenze comportamentali presentano una forte tendenza a mettere in atto comportamenti in grado di produrre piacere immediato, alleviare le sofferenze e regolare l’autostima. Tratti caratteristici sono, inoltre, gli scarsi livelli di tolleranza allo stress, la presenza di sintomi analoghi a quelli della sindrome da astinenza quando il comportamento non può essere messo in atto, la perdita di controllo, l’ossessività e la compulsione, l’isolamento sociale.

Spesso dietro a comportamenti di questo tipo sono rintracciabili vissuti personali di vuoto, frustrazione, mancanza di autostima, impotenza, vergogna e senso di colpa che la persona cerca di colmare mettendo in atto il comportamento da cui è dipendente. 

Se sei interessato al tema delle dipendenze comportamentali leggi anche: Intensivo di kundalini yoga e gestalt – Gli inganni della mente nelle nostre piccole e grandi dipendenze

 

Intensivo di yoga kundalini e gestalt

dipendenzeDomenica 22 Aprile – Gli inganni della mente nelle nostre piccole e grandi dipendenze

Nuovo evento per il mese di aprile, per confrontarci con le nostre piccole e grandi dipendenze sfruttando le risorse offerte in sinergia dallo yoga kundalini e dalla psicoterapia della Gestalt. Nel pomeriggio ci occuperemo di dipendenza affettiva!

A chi non è mai successo di cercare consolazione nel cibo? O di riempire vuoti interiori attraverso l’utilizzo di internet? O di trovare sollievo allo stress quotidiano fumando una sigaretta? O di alleviare le proprie ferite interiori attraverso relazioni disfunzionali?

Capita, a volte, che queste piccole strategie di sopravvivenza e di auto-cura ci sfuggano di mano, al punto da non poterne più fare a meno, e si trasformino in vere e proprie dipendenze.

Questa giornata di lavoro vuole essere un’occasione per ri-conoscere gli schemi ripetitivi e automatici che generano dipendenza e apprendere strumenti per trasformarli in opportunità di crescita e ricongiungimento col nostro sé autentico.

Orari: 10-13  14.30-17.30

Presso: La Via del Cuore Via Arturo Toscanini, 45 – Ostia Infernetto, Roma

Info e prenotazione: 335.363854  –  06.45217222; centrolistico@laviadelcuore.biz

 

 

F. Perls e l’uomo moderno

9788834001066_0_200_0_0Il padre della psicoterapia della Gestalt parla dell’uomo moderno..  Forse in tono provocatorio…. Ma forse no..

“L’uomo moderno vive in uno stato di bassa vitalità. Benché in genere non soffra profondamente, conosce ben poco della vera vita creativa. In compenso, è divenuto un automa pieno di angosce. Il mondo gli offre vastissime opportunità di accrescimento e godimento, ma lui girovaga senza meta, senza sapere cosa desidera realmente e, quindi, completamente incapace di immaginare come ottenerlo. Non si accinge all’avventura della vita con entusiasmo e tantomeno con ardore. Sembra credere che il momento del divertimento, del piacere, della crescita e dell’apprendimento, sia l’infanzia e la giovinezza, e abdica alla vita stessa quando raggiunge la ‘maturità’. Fa finta di essere impegnato, ma la sua espressione facciale indica la mancanza di qualunque interesse reale. Di solito è impassibile, annoiato, distaccato o irritato. Sembra aver perso ogni spontaneità, ogni capacità di sentire e di esprimersi direttamente e in modo creativo. E’ bravissimo nel parlare dei suoi guai e del tutto incapace a tener loro testa. Ha ridotto la vita stessa a una serie di esercizi verbali e intellettuali, si annega in un mare di parole. Al processo del vivere ha sostituito le spiegazioni psichiatriche e pseudopsichiatriche della vita. Passa un tempo infinito a cercare di riafferrare il passato o di plasmare il futuro. Le sue attività attuali sono semplicemente compiti fastidiosi di cui deve sbarazzarsi.. Talvolta non è nemmeno consapevole delle sua azioni del momento”.

F. Perls in L’approccio della gestalt